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April 30 in Dio, negli uomini... e in meFiducia
La parola "chiave" è fiducia.
Dolce notte a tutti. ema:) April 27 Tilt![]() Camminando da sola nel freddo inverno avvolta nel tuo cappotto come se fosse una coperta magica dici: "Non importa dove vado sembrano tutti degli estranei" vedi, il mondo sembra solo la favola che non è. Continua a sognare, non c'è niente di sbagliato se continui a sognare Ma so che tu stai pensando... E adesso stai guardando il cielo parlando al tuo angelo magari lui potrebbe trasformare questa sporca strada in un tappeto volante? ma poi dici: "Non ho paura di niente" ed è una bugia silenziosa come la neve che sta cadendo Continua a sognare non c'è niente di sbagliato se continui a sognare di essere un cigno Ma so che tu stai pensando: "riuscirò a farcela?" Certamente si!!!
![]() ![]() ![]() ![]() April 21 Il colore del cervello
Da piccola ero solitaria, istintiva, autonoma, ridevo, giocavo e chiacchieravo, e la cosa che ricordo con piacere era la tranquillità che l'affetto delle persone a cui volevo bene mi trasmetteva.
Ero una cervellotica, sempre stata al di sopra delle comuni capacità dei bambini della mia età; riflessiva al punto da capire in seconda elementare che non sarebbe stato lo zaino di Barbie a rendermi speciale, e che di conseguenza quello o un altro erano la stessa cosa. Matura al punto che quando ne combinavo una delle mie bastavano i miei sensi di colpa a punirmi, quindi vivevo una doppia punizione. Sono stata fortunata. I miei mi hanno sempre voluto un gran bene, e nonni e zii sono stati per me come secondi genitori, tanto che la mia famiglia era di almeno sei persone (noi siamo in 4), gli zii erano a Perugia ma quando rientravano a casa era una festa.
Sono cresciuta in mezzo alla strada.
La sera rientravo a casa sudicia di terra addosso, ma quel sentirmi un pezzetto di Via S.Domenico mi rendeva felice.
Senza me, così come senza ciascuno dei monelli della comitiva, la stessa comitiva non sarebbe stata la stessa! La cosa che non riuscivo a capire era il tradimento. Inconcepibile. Il perdono era sempre più grande di ogni torto subìto, e l'amicizia contava più di ogni altra cosa. Non capivo "Dio". Ai bambini viene sempre detto che è buono, ma mai nessuno mi ha logicamente connesso questo suo esser buono col fatto che mi amasse e che di questo amore dovessi sentirmi realizzata, o che amasse anche i miei genitori, o mio fratello. Così è stato che da un certo momento in poi l'ho fatto fuori dalla mia vita, affermando prepotentemente il mio essere così perchè il mio cuore è così. Mi stava stretta l'imposizione del "devi esser buona perchè sennò Gesù si dispiace". ...ma chi era poi sto Gesù!! Sono un pò come mio padre: sono orgogliosa, per cui se una cosa non la capisco provo a scervellarmici su per un pò ma alla fine mollo la presa aspettando che i tempi maturino. Mio padre insegna matematica e mi rendo perfettamente conto che questo è l'unico mestiere che fa per lui: quello del tutto dimostrabile con qualche corollario (che tende all'infinito) e che serve a giustificare l'indimostrabile. Ecco: adesso posso dire cosa sia Dio per me. Pur facendo ancora molta fatica a trovare un posto mio, so però che da qualche parte Lui vuol portarmi, in un luogo dove il mio cuore ha un senso pieno e completo, in cui quello che faccio e soprattutto sono realizzerà totalmente il mio esser donna. Per Lui sono come quei bambini sulla strada a S.Domenico: non sarebbe la stessa cosa al mondo se non ci fosse anche Emanuela (se non ci fosse ciascuno di noi). E non riuscendo a capire la Sua natura, da quando ho invece realizzato che da sola posso veramente poco, allora per me è diventato il limite di me che tende però all'infinito. Azzzz...solo altri 51 anni:D
...speriamo tutti in compagnia dell'ingegnere April 18 Non era poi tanto diverso da oggi..."L'uomo è manifestamente fatto per pensare; in questo sta tutta la sua dignità; e tutto il suo valore e tutto il suo dovere stanno nel pensare come si deve.
Ora, l'ordine proprio del pensiero consiste nell'incominciare da sé, dal proprio autore e dal proprio fine. Invece, a che cosa pensa la gente? Mai a questo; bensì a danzare, a suonare il liuto, a cantare, a far versi, a correre l'anello, eccetera, a battersi, a farsi re, senza pensare a ciò che significa esser re, ed essere uomo." Blaise Pascal(1623-1670) April 10 non altro che per fedeCon enormissimo ritardo ma
buona Pasqua a tutti!! ![]() Questa volta ho fatto la pigra e non ho mandato messaggi nè fatto auguri a nessuno, un pò per reale pigrizia e un pò per mancanza di tempo.
Passata bene la Pasqua? e la Pasquetta?? Io si! Ieri mattina, andando a Bastia mi facevo una delle mie chiacchierate col GC e gli dicevo: "Quest'anno mi devo divertire anche per tutto quello che son stata male lo scorso anno!" ...e infatti abbiamo perso il treno per Roma...sempre il solito...ma io non ce la faccio proprio a immaginarmelo serioso e palloso come questi giorni ce l'hanno propinato in tv. Giovanni Paolo II forse non era uno che sapeva ridere?..cappero!! Gesù sarà stato per lo meno simpatico..o come avrà fatto a farsi seguire dalle folle di cui parla il vangelo!!! Venerdì sera sono stata alla processione di Pasqua nel paesello del mio ingegnere, e prima ancora della processione c'è stata la celebrazione del venerdì santo con tutte le letture sulla Passione in Croce e seguente omelìa. Una cosa mi è rimasta in mente perchè il prete c'ha voluto proprio porre l'attenzione: la celebrazione della Pasqua non è un funerale, è la festa della salvezza!! Penso alle croci erette sul Cranio e al ladrone che per fede e senza aver fatto nulla di buono torna a Dio insieme con Gesù. Per fede!! solo per fede e senza nessuna azione, senza nessun merito che non sia quello di aver creduto! Gesù promette a un disgraziato la vita eterna con Lui in Paradiso per fede e senza alcun merito d'opere.
Riflettevo: se mi obbligassero a esser cattolica non ci riuscirei!..le imposizioni della dottrina son decisamente troppe, già solo la messa alla domenica è un supplizio certe volte(com'è stato una tortura la messa di Pasqua)..e mi limito a questo. Però Dio non chiede la perfezione, solo la fede..per fede di fare così piuttosto che cosà, per fede di cercare di capire dove non arrivo, per fede di chiedergli di cambiare il mio cuore duro come la pietra, di riuscire a sentire in me la sua tenerezza: per me..perchè vuol far felice me! Ieri sono finalmente andata sulla tomba di Giovanni Paolo, pensavo sarebbe stato più facile, c'era il rumore della gente che passava in fila, la voce all'altoparlante che ricordava la sacralità del luogo, il mormorio delle persone in preghiera, un rumore che in altre occasioni sarebbe stato a dir poco fastidioso, che non avrei sopportato. Ma lì ferma davanti al marmo bianco era dentro di me un silenzio incredibile, era come se fossi stata sola davanti al Mistero, e le uniche parole che son riuscita a dire erano i nomi delle persone a cui voglio bene. Nulla di più..neanche un Padre Nostro son riuscita a finire. Dio mi ha messa davanti alla mia pochezza facendomi sentire silenzio. E in quel silenzio mi son resa di nuovo conto di esser una brocca vuota che attende di esser riempita, mi son resa conto che non saranno i miei meriti a farmi vedere il Paradiso (e spero di andarci!), ma saranno forse i miei demeriti e certamente la grande misericordia di Dio, che non so perchè ma mi ha voluta piena di limiti, e che nella sua infinita tenerezza mi ama lo stesso. "Gesù confido in te" per cambiare il mio cuore, per cambiare le mie azioni, per cambiare la mia condotta di vita, per guarire le ferite che nascondo anche a me, per dare un senso ai giorni vuoti che passano senza dar frutto. April 06 Festa della Divina Misericordia E' la più importante di tutte le forme di devozione alla Divina Misericordia. Gesù parlò per la prima volta del desiderio di istituire questa festa a suor Faustina a Płock nel 1931, quando le trasmetteva la sua volontà per quanto riguardava il quadro: "Io desidero che vi sia una festa della Misericordia. Voglio che l'immagine, che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia" (Q. I, p. 27). Negli anni successivi - secondo gli studi di don I. Rozycki - Gesù è ritornato a fare questa richiesta addirittura in 14 apparizioni definendo con precisione il giorno della festa nel calendario liturgico della Chiesa, la causa e lo scopo della sua istituzione, il modo di prepararla e di celebrarla come pure le grazie ad essa legate.
- che il quadro della Misericordia sia quel giorno solennemente benedetto e pubblicamente, cioè liturgicamente, venerato; - che i sacerdoti parlino alle anime di questa grande e insondabile misericordia Divina (Q. II, p. 227) e in tal modo risveglino nei fedeli la fiducia. "Sì, - ha detto Gesù - la prima domenica dopo Pasqua è la festa della Misericordia, ma deve esserci anche l'azione ed esigo il culto della Mia misericordia con la solenne celebrazione di questa festa e col culto all'immagine che è stata dipinta" (Q. II, p. 278). - "In quel giorno, chi si accosterà alla sorgente della vita questi conseguirà la remissione totale delle colpe e delle pene" (Q. I, p. 132) - ha detto Gesù. Una particolare grazia è legata alla Comunione ricevuta quel giorno in modo degno: "la remissione totale delle colpe e castighi". Questa grazia - spiega don I. Rozycki - "è qualcosa di decisamente più grande che la indulgenza plenaria. Quest'ultima consiste infatti solo nel rimettere le pene temporali, meritate per i peccati commessi (...). E' essenzialmente più grande anche delle grazie dei sei sacramenti, tranne il sacramento del battesimo, poiché‚ la remissione delle colpe e dei castighi è solo una grazia sacramentale del santo battesimo. Invece nelle promesse riportate Cristo ha legato la remissione dei peccati e dei castighi con la Comunione ricevuta nella festa della Misericordia, ossia da questo punto di vista l'ha innalzata al rango di "secondo battesimo". E' chiaro che la Comunione ricevuta nella festa della Misericordia deve essere non solo degna, ma anche adempiere alle fondamentali esigenze della devozione alla Divina Misericordia" (R., p. 25). La comunione deve essere ricevuta il giorno della festa della Misericordia, invece la confessione - come dice don I. Rozycki - può essere fatta prima (anche qualche giorno). L'importante è non avere alcun peccato. Gesù non ha limitato la sua generosità solo a questa, anche se eccezionale, grazia. Infatti ha detto che "riverserà tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia misericordia", poiché‚ "in quel giorno sono aperti tutti i canali attraverso i quali scorrono le grazie divine. Nessuna anima abbia paura di accostarsi a Me anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto" (Q. II, p. 267). Don I. Rozycki scrive che una incomparabile grandezza delle grazie legate a questa festa si manifesta in tre modi:
Questa grande ricchezza di grazie e benefici non è stata da Cristo legata ad alcuna altra forma di devozione alla Divina Misericordia. Numerosi sono stati gli sforzi di don M. Sopocko affinché‚ questa festa fosse istituita nella Chiesa. Egli non ne ha vissuto però l'introduzione. Dieci anni dopo la sua morte, il card. Franciszek Macharski con la Lettera Pastorale per la Quaresima (1985) ha introdotto la festa nella diocesi di Cracovia e seguendo il suo esempio, negli anni successivi, lo hanno fatto i vescovi di altre diocesi in Polonia. Il culto della Divina Misericordia nella prima domenica dopo Pasqua nel santuario di Cracovia - Lagiewniki era già presente nel 1944. La partecipazione alle funzioni era così numerosa che la Congregazione ha ottenuto l'indulgenza plenaria, concessa nel 1951 per sette anni dal card. Adam Sapieha. Dalle pagine del Diario sappiamo che suor Faustina fu la prima a celebrare individualmente questa festa, con il permesso del confessore.
April 04 da AvvenireÈ forse la più grande delle contraddizioni del mondo odierno. Nel quale sembra «che si sia perso il "senso del peccato"» ma, nello stesso tempo, «sono aumentati i "sensi di colpa"». Così che, quella che abbiamo davanti agli occhi, è un'«umanità che vorrebbe essere autosufficiente», e dove non pochi ritengono quasi di poter fare a meno di Dio per vivere bene». Eppure, «quanti sembrano tristemente condannati ad affrontare drammatiche situazioni di vuoto esistenziale, quanta violenza c'è ancora sulla terra, quanta solitudine pesa sull'animo dell'uomo nell'era della comunicazione». Davanti a questo paradosso allora, secondo Benedetto XVI, «anche in questo nostro tempo» è dunque importante «riflettere sull'importanza del sacramento della Penitenza», e ribadire «la necessità che i sacerdoti si preparino ad amministrarlo con devozione e fedeltà a lode di Dio». «Nell'amministrare il Sacramento del perdono e della riconciliazione il presbitero agisce come "il segno e lo strumento dell'amore misericordioso di Dio verso il peccatore"». Noi tutti infatti «abbiamo tutti bisogno di attingere alla fonte inesauribile dell'amore divino, che si manifesta a noi totalmente nel mistero della Croce, per trovare l'autentica pace con Dio, con noi stessi e con il prossimo». Ed è dunque «solo da questa sorgente spirituale che è possibile trarre quell'energia interiore indispensabile per sconfiggere il male e il peccato nella lotta senza pausa, che segna il nostro pellegrinaggio terreno verso la patria celeste». «Il mondo contemporaneo continua a presentare le contraddizioni ben rilevate dai Padri del Concilio Vaticano: vediamo un'umanità che vorrebbe essere autosufficiente, dove non pochi ritengono quasi di poter fare a meno di Dio per vivere bene; eppure, quanti sembrano tristemente condannati ad affrontare drammatiche situazioni di vuoto esistenziale, quanta violenza c'è ancora sulla terra, quanta solitudine pesa sull'animo dell'uomo dell'era della comunicazione!». Per dirlo «in una parola», oggi «pare che si sia perso il "senso del peccato", ma in compenso sono aumentati i "complessi di colpa". Chi potrà liberare il cuore degli uomini da questo giogo di morte, se non colui che morendo ha sconfitto per sempre la potenza del male con l'onnipotenza dell'amore divino? Come ricordava san Paolo ai cristiani di Efeso, "Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo"». Nella Confessione, allora, il sacerdote «è strumento di questo amore misericordioso di Dio, che invoca nella formula dell'assoluzione dei peccati». E così, per «liberare il cuore degli uomini da questo giogo di morte», è necessario riproporre il sacramento della riconciliazione quale «strumento dell'amore misericordioso di Dio». Di qui l'invito ai presbiteri a «far trasparire, nelle parole e nel modo di accostare il penitente, l'amore misericordioso di Dio... non venendo mai a patti con il male, ma riprendendo sempre il cammino verso la perfezione evangelica». Il confessore «deve avere ... rispetto e delicatezza nei confronti di colui che è caduto, deve amare la verità, essere fedele al Magistero della Chiesa e condurre con pazienza il penitente verso la guarigione e la piena maturità». |
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